Prima di noi stasera su Rai 1: Daniele Luchetti e Linda Caridi nel cuore della Seconda Guerra Mondiale, gli episodi più belli e necessari della serie

In sintesi

  • 🎬 Prima di noi
  • 📺 Rai 1, ore 21:30
  • 📖 Una saga familiare intensa ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale, che racconta le vicende della famiglia Sartori tra scelte dolorose, trasformazioni dell’Italia e il peso della storia, con particolare attenzione alle figure femminili e alla ricostruzione storica e sociale del Paese.

Prima di noi, Daniele Luchetti, Linda Caridi e una delle saghe familiari più dense e ambiziose della recente fiction italiana tornano protagonisti stasera su Rai 1 con gli episodi 5 e 6, due capitoli che rappresentano il cuore pulsante del racconto: quello in cui la Storia, quella con la S maiuscola, travolge senza pietà la famiglia Sartori.

Siamo nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, negli anni in cui il romanzo di Giorgio Fontana — da cui la serie è tratta — affonda le sue radici emotive. È un momento narrativo in cui le scelte dei personaggi diventano specchio delle trasformazioni dell’Italia stessa, una sorta di Bildungsroman collettivo che racconta un Paese mentre si disgrega e prova a rinascere. Ed è proprio qui che la serie trova la sua dimensione più matura e necessaria.

Prima di noi e i personaggi nel cuore della guerra

L’episodio 5 ci porta nel 1943, un anno di fratture. Nadia, interpretata con delicatezza e lucida forza da Linda Caridi, vive la guerra come una donna che ha già perso troppo: la vedovanza, la paura per Domenico prigioniero in Africa, l’ansia di vedere Gabriele trascinato nel vortice del conflitto. È un’Italia rurale, ferita, che sopravvive a denti stretti.

La scoperta della lettera sulla diserzione di Maurizio è uno dei momenti più interessanti dell’intera serie: non solo per la tensione drammatica, ma perché tocca un tabù della memoria collettiva italiana. La diserzione è un trauma nazionale rimosso, e Prima di noi ha il coraggio di affrontarlo senza retorica, collegando le colpe dei padri ai destini spezzati dei figli. È una scelta narrativa quasi “da romanzo europeo”, che ricorda certe costruzioni familiari della migliore serialità scandinava.

L’episodio 6 ci porta al 1945, ma la liberazione non ha nulla del trionfalismo classico: è un punto di frattura, non di pacificazione. Renzo sceglie i partigiani ma rifiuta la responsabilità della paternità, Gabriele è intrappolato in un incubo che lo porta addirittura tra le SS, e Nadia affronta l’ennesima perdita di equilibrio. Tutti cercano un futuro, nessuno riesce davvero a immaginarne uno.

Le scelte narrative e visive di Daniele Luchetti

Gli episodi in onda stasera sono la dimostrazione di quanto la regia di Daniele Luchetti e Valia Santella abbia costruito un prodotto televisivo che supera la semplice fiction storica. C’è una cura quasi maniacale nella ricostruzione dei luoghi — dal Friuli più selvatico alle piazze monumentali della Torino industriale — e soprattutto nella scelta di raccontare la guerra dalle retrovie, attraverso chi la subisce più che attraverso chi la combatte.

In questo la serie trova una sua specificità culturale: mette al centro le donne, spesso dimenticate dai grandi racconti storici. Non è un caso che il personaggio di Nadia sia il vero baricentro emotivo, la figura che tiene insieme la famiglia e il filo narrativo. È cinema civile travestito da grande serialità, un approccio che richiama certe poetiche del neorealismo, ma con una sensibilità contemporanea.

Per chi ama il dietro le quinte, c’è un ulteriore strato nerd da apprezzare: la scelta delle location. Le montagne friulane di Cimolais e la cava Buscada restituiscono un Friuli autentico, ruvido e mitologico, lontano dalle idealizzazioni. Torino, con Baratti&Milano e il Museo del Risorgimento, diventa invece simbolo di un Paese che si industrializza mentre le vite dei Sartori si sgretolano.

  • Le scelte geografiche non sono casuali: seguono l’evoluzione sociale dell’Italia del Novecento.
  • Il passaggio dal Friuli contadino alla Torino operaia rispecchia perfettamente il movimento interno dei personaggi.

Il cast regge alla perfezione una materia narrativa così intensa. Andrea Arcangeli, Matteo Martari e Maurizio Lastrico riescono a incarnare gli slittamenti interiori di una generazione cresciuta tra due guerre, mentre Diane Fleri offre una Margherita fragile ma determinata, specchio di un amore che la guerra strappa e ricuce senza pietà.

Perché vale la pena guardarlo stasera

Prima di noi non è una serie da guardare distrattamente: richiede partecipazione, ascolto, e restituisce emozioni profonde. Gli episodi di stasera sono tra i più belli per struttura, ritmo e potenza tematica. Segnano la vera svolta della saga e definiscono il destino dei personaggi nelle generazioni future, preparando il terreno per il passaggio verso la Torino degli anni del boom e, più avanti, gli anni di piombo.

È fiction italiana che dialoga con la storia, con la letteratura e con il presente. Una rarità, e per questo un appuntamento da non perdere.

Qual è il trauma nazionale che Prima di noi affronta senza retorica?
La diserzione durante la guerra
Le colpe dei padri
La memoria collettiva rimossa
Le fratture del 1943
Il neorealismo italiano

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