Quando una nonna osserva i propri nipoti ritrarsi di fronte alle sfide, chiedere costantemente “Va bene così?” o rinunciare prima ancora di provare, si trova davanti a un segnale che merita attenzione profonda. Non si tratta di semplice timidezza o di una fase passeggera: è l’espressione di una fragilità interiore che, se non riconosciuta e accompagnata, rischia di consolidarsi e limitare il potenziale di quei bambini per anni a venire.
La scarsa autostima infantile affonda le radici in dinamiche complesse che raramente dipendono da un unico fattore. L’immagine che un bambino costruisce di sé si forma principalmente attraverso lo specchio relazionale: come gli adulti significativi reagiscono ai suoi tentativi, ai suoi errori, ai suoi successi. Quando questo specchio restituisce principalmente giudizi, correzioni o confronti con altri, il bambino interiorizza l’idea di non essere abbastanza.
Decifrare i messaggi nascosti dietro la richiesta di conferme
Quel “Guarda nonna, l’ho fatto bene?” ripetuto ossessivamente non è solo bisogno di attenzione. È la manifestazione di un’insicurezza più profonda: il bambino non ha sviluppato un barometro interno per valutare le proprie azioni e dipende totalmente dal giudizio esterno. Questa dinamica crea una dipendenza emotiva pericolosa, perché il senso di valore personale viene ancorato esclusivamente alle reazioni altrui.
Le nonne, grazie alla loro posizione privilegiata nel sistema familiare, possono osservare queste dinamiche con uno sguardo più distaccato rispetto ai genitori, spesso troppo coinvolti emotivamente. Questa distanza può trasformarsi in una risorsa preziosa per intervenire in modo efficace, offrendo quella prospettiva esterna neutrale fondamentale nella comprensione delle relazioni familiari.
Il ruolo trasformativo della nonna nel ricostruire la fiducia
La relazione nonni-nipoti possiede caratteristiche uniche che la rendono particolarmente adatta a lavorare sull’autostima. Priva delle pressioni educative quotidiane che gravano sui genitori, questa relazione può offrire uno spazio sicuro dove sperimentare senza il peso delle aspettative.
Cambiare il linguaggio delle lodi
La prima trasformazione riguarda come riconosciamo gli sforzi dei bambini. Anziché le classiche “Bravo!” o “Sei intelligente!”, che creano dipendenza dal giudizio esterno, il processo-oriented praise è efficace quando commenta lo sforzo: “Ho notato che hai provato tre modi diversi prima di riuscirci” oppure “Hai dedicato molto tempo a questo disegno, si vede la cura nei dettagli”. Questo approccio sposta l’attenzione dal risultato all’impegno, costruendo resilienza autentica.
Normalizzare l’errore attraverso la narrazione personale
Le nonne possiedono un tesoro spesso sottoutilizzato: le storie personali di fallimenti superati. Raccontare episodi autentici della propria vita in cui hanno sbagliato, si sono sentite inadeguate o hanno dovuto riprovare più volte trasmette un messaggio potente: l’imperfezione è parte dell’esperienza umana, non un difetto personale. “Sai, quando avevo la tua età, ho bruciato tre torte prima di imparare” vale più di mille incoraggiamenti astratti. Questa pratica rafforza la resilienza, aiutando i bambini a comprendere che gli errori sono tappe naturali dell’apprendimento.

Creare zone franche dal giudizio
La casa della nonna può diventare uno spazio dove il giudizio viene sospeso. Attività come cucinare insieme, dove pasticciare fa parte del processo, o giardinaggio, dove la natura stessa insegna che non tutto dipende dalla nostra perfezione, offrono contesti ideali. In questi momenti, è fondamentale resistere alla tentazione di correggere continuamente: “Hai messo troppa farina” diventa “Interessante, vediamo cosa succede con questa quantità”. Tali ambienti favoriscono l’esplorazione spontanea e la scoperta autonoma, elementi essenziali per lo sviluppo dell’autostima.
Quando è necessario coinvolgere i genitori
Alcune situazioni richiedono un dialogo delicato ma necessario con i genitori. Se i comportamenti di scarsa autostima sono pervasivi e accompagnati da sintomi come ritiro sociale, somatizzazioni o regressioni, potrebbe essere presente una sofferenza più profonda che richiede attenzione professionale.
Avvicinare i genitori su questo tema richiede tatto. Anziché critiche, funziona meglio condividere osservazioni specifiche: “Ho notato che Marco si blocca quando pensa di poter sbagliare, ti capita di vederlo anche a casa?” apre al dialogo senza accusare. Questo approccio basato sull’osservazione fattuale facilita una conversazione costruttiva.
Strategie pratiche per il quotidiano
- Il quaderno dei successi personali: un diario dove il bambino, con la nonna, registra piccoli traguardi quotidiani, anche minimi, sviluppa consapevolezza delle proprie capacità
- Le sfide graduate: proporre attività leggermente al di sopra del livello attuale, dove il successo è probabile ma non scontato, costruisce fiducia progressivamente
- Il modello dell’autovalutazione: chiedere “Tu come pensi di essere andato?” prima di dare il proprio parere, allenando il giudizio interno
- Gli spazi decisionali: lasciare che il nipote scelga, anche in piccole cose, e rispettare quelle scelte comunica fiducia nelle sue capacità
L’intervento della nonna, quando calibrato e costante, può rappresentare un fattore protettivo significativo. Non si tratta di sostituirsi ai genitori o di compensare presunte mancanze, ma di offrire quello che la posizione unica dei nonni permette: tempo senza pressione, accettazione incondizionata e la saggezza di chi ha già attraversato molte tempeste e sa che gli errori non definiscono il valore di una persona.
Questa presenza stabile e rassicurante diventa spesso, nella memoria adulta di quei bambini, il ricordo di un luogo sicuro dove era permesso essere imperfetti e comunque amati. E proprio da quella sicurezza può germogliare, con pazienza e cura, una fiducia autentica in se stessi.
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