Quando si parla di prodotti destinati ai bambini, la vigilanza dei genitori diventa necessariamente più stringente. Eppure, proprio nel settore delle bevande considerate naturali come le tisane per l’infanzia, si nascondono zone d’ombra preoccupanti che meritano un’analisi approfondita. La tabella nutrizionale, quel piccolo riquadro che dovrebbe rappresentare la nostra bussola informativa, si rivela spesso inadeguata o addirittura fuorviante quando si tratta di infusi destinati ai più piccoli.
Quando le informazioni nutrizionali raccontano solo metà della storia
Sfogliando le confezioni di tisane per bambini presenti sugli scaffali dei supermercati, emerge un quadro allarmante: molte etichette presentano lacune informative significative. La tabella nutrizionale classica, pensata prevalentemente per alimenti solidi, non sempre si adatta alle specificità di questi prodotti, lasciando i consumatori in un limbo di incertezza. Il problema principale risiede nella modalità di presentazione dei dati: alcune aziende indicano i valori nutrizionali riferiti al prodotto secco, altre alla bevanda preparata, creando una confusione che rende impossibile qualsiasi confronto oggettivo.
Il labirinto degli zuccheri aggiunti
Particolare attenzione merita la questione degli zuccheri aggiunti. Mentre per altri prodotti alimentari destinati all’infanzia esistono linee guida sempre più restrittive, nel comparto tisane regna un’ambiguità preoccupante. Non è raro imbattersi in confezioni dove la dicitura “zuccheri” compare nella tabella nutrizionale senza alcuna distinzione tra zuccheri naturalmente presenti nelle erbe e zuccheri aggiunti durante la lavorazione. Questa mancanza di trasparenza impedisce ai genitori di comprendere se stanno somministrando ai propri figli una bevanda realmente priva di dolcificanti o, al contrario, una fonte nascosta di zuccheri.
Alcuni produttori ricorrono a strategie comunicative ambigue, evidenziando in etichetta frasi come “senza zuccheri aggiunti” quando in realtà il prodotto contiene altri dolcificanti non classificati come zucchero, oppure omettendo questa informazione del tutto, lasciando che sia il consumatore a dedurla dal gusto dolce della bevanda preparata.
Gli aromi: il grande punto interrogativo
Un altro aspetto critico riguarda la presenza di aromi, siano essi naturali o artificiali. La normativa europea richiede l’indicazione generica di “aromi” nell’elenco ingredienti, ma questa dicitura dice poco o nulla sulla natura specifica delle sostanze utilizzate. Per un genitore preoccupato di evitare l’esposizione precoce del bambino a sostanze artificiali, questa vaghezza risulta particolarmente frustrante.
Le tabelle nutrizionali, poi, non contemplano affatto questa categoria di ingredienti, che pure può incidere sulla qualità complessiva del prodotto e sulla sua idoneità per l’età pediatrica. Si crea così un vuoto informativo difficilmente colmabile anche per il consumatore più attento e determinato.

Principi attivi delle erbe: quando il naturale non significa sicuro
Forse l’aspetto più sottovalutato riguarda i principi attivi contenuti nelle erbe utilizzate. Non tutte le piante sono adatte all’organismo in via di sviluppo di un bambino, e alcune possono presentare controindicazioni specifiche per determinate fasce d’età. La presenza di alcaloidi o tannini in erbe comunemente utilizzate come la camomilla o la liquirizia può causare reazioni indesiderate nei neonati. Tuttavia, raramente le confezioni riportano informazioni dettagliate sulla concentrazione di questi principi attivi o su eventuali limiti di assunzione giornaliera per i più piccoli.
Cosa manca davvero nelle etichette
Le carenze informative più frequenti includono l’assenza di indicazioni precise sulla quantità di estratto vegetale per porzione e la mancanza di riferimenti all’età minima consigliata basata su evidenze scientifiche. Mancano anche avvertenze specifiche relative a possibili interazioni con farmaci o allergie, e la chiarezza sulla presenza di caffeina o teina, anche in tracce, nonostante le linee guida pediatriche ne limitino l’assunzione nei bambini sotto i 12 anni. Spesso vengono omesse anche informazioni sulla provenienza delle materie prime vegetali, lasciando i genitori completamente all’oscuro.
Come orientarsi nella scelta
Di fronte a questo panorama complesso, i genitori non sono completamente privi di strumenti. Un’attenta lettura dell’elenco ingredienti rimane fondamentale: più è breve e comprensibile, meglio è. La presenza di denominazioni botaniche latine può essere un indicatore di maggiore precisione, così come l’indicazione esplicita “adatto dai X mesi” suggerisce che il produttore ha considerato le specificità dell’età pediatrica.
Diffidare delle confezioni che enfatizzano eccessivamente benefici generici senza fornire dati concreti è un altro principio guida utile. Le tisane per bambini dovrebbero essere prima di tutto sicure, e solo secondariamente “funzionali” a questo o quel disturbo.
Il ruolo attivo del consumatore
Segnalare ai produttori le carenze informative riscontrate rappresenta un’azione concreta che ogni genitore può intraprendere. Le aziende più serie e attente alla sicurezza accolgono positivamente queste sollecitazioni, spesso migliorando le proprie etichette nelle edizioni successive. Rivolgersi alle associazioni di consumatori quando le informazioni risultano gravemente insufficienti o potenzialmente fuorvianti costituisce un diritto oltre che un dovere civico.
La consapevolezza che una tisana destinata ai bambini non è semplicemente “acqua calda aromatizzata” ma un prodotto che veicola sostanze attive nell’organismo dovrebbe guidare sia le scelte d’acquisto sia le aspettative informative. Pretendere tabelle nutrizionali complete, chiare e specifiche per l’età pediatrica non è esagerazione protettiva, ma esercizio responsabile della tutela della salute dei più piccoli.
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