Prosciutto crudo del supermercato: quello che paghi non è quello che mangi davvero

Quando acquistiamo una vaschetta di prosciutto crudo affettato al supermercato, siamo abituati a fidarci del peso indicato sulla confezione. Dopotutto, se l’etichetta riporta “100 grammi”, ci aspettiamo di portare a casa esattamente quella quantità di prodotto commestibile. La realtà, però, è più articolata, e comprendere cosa si nasconde dietro quella dicitura può fare una differenza sostanziale nel rapporto qualità-prezzo e nella consapevolezza d’acquisto.

Cosa include realmente il peso dichiarato in etichetta

La normativa europea sui prodotti preconfezionati stabilisce che il peso netto indicato sulla confezione debba corrispondere al contenuto effettivo, escludendo l’imballaggio esterno. Nel caso del prosciutto crudo affettato preconfezionato, le fette possono essere separate da fogli o film di carta o plastica per evitare che si attacchino tra loro.

Questi materiali separatori devono essere considerati imballaggio e, in base alle definizioni di “tara” della normativa metrologica legale, non possono rientrare nel peso netto indicato in etichetta. Se la pesata al momento del confezionamento è correttamente tarata, i 100 grammi riportati in etichetta devono riferirsi al solo prodotto alimentare, senza includere carta o film plastico. Tuttavia, alcuni consumatori hanno segnalato che non sempre questa distinzione viene rispettata con precisione, rendendo importante verificare il contenuto effettivo.

Il problema dello scarto: grasso e parti non edibili

Oltre alla questione dell’imballaggio, esiste un aspetto più rilevante che riguarda la composizione effettiva del prodotto. Il prosciutto crudo è un salume stagionato ottenuto dalla coscia suina, che per sua natura presenta una quota di tessuto adiposo e tessuto connettivo. Il disciplinare del Prosciutto di Parma DOP, ad esempio, prevede uno strato di grasso periferico che contribuisce alle caratteristiche sensoriali del prodotto.

Queste componenti, pienamente legittime e considerate parte integrante del prodotto, vengono conteggiate nel peso netto. Dal punto di vista nutrizionale, il contenuto di grassi nel prosciutto crudo varia in base al taglio e al grado di rifilatura: secondo le tabelle del Centro di Ricerca Alimenti e Nutrizione, il prosciutto crudo sgrassato contiene circa 9-12 grammi di grassi per 100 grammi di prodotto, mentre tagli meno rifilati possono superare i 20 grammi di grassi per 100 grammi.

Una parte del peso dichiarato può quindi essere costituita da grasso visibile e tessuto connettivo che alcuni consumatori scelgono di non mangiare. La quantità di parti che si decide di scartare varia molto da confezione a confezione e dipende sia dalla lavorazione che dalle preferenze individuali.

Le differenze tra tipologie di confezione

Le confezioni di prosciutto crudo affettato possono differire per tecnologia di conservazione e presentazione. Troviamo confezioni in atmosfera modificata, che utilizzano gas alimentari per prolungare la shelf-life, confezioni sottovuoto, prodotti di fascia premium con fette più rifilate e regolari, e prodotti di fascia economica con tagli meno selezionati.

La tecnologia in atmosfera modificata tende a privilegiare una migliore presentazione del prodotto e può prevedere l’uso di supporti interni o vassoi sagomati, ma tali elementi restano parte dell’imballaggio e non del peso netto. La qualità visiva, intesa come regolarità delle fette, quantità di grasso visibile e presenza di bordi duri o rifilature, è generalmente migliore nei prodotti premium, come indicato dai disciplinari dei prosciutti DOP che prevedono standard qualitativi più stringenti sulla selezione delle cosce e sulla rifilatura.

Un consumatore attento può valutare visivamente il contenuto della confezione, sfruttando la trasparenza della vaschetta per stimare quanta parte del prodotto sia costituita da carne magra rispetto al grasso visibile.

Come tutelare la propria spesa

Per effettuare acquisti più consapevoli e ottimizzare il rapporto qualità-prezzo, esistono alcune strategie pratiche che ogni consumatore può adottare. Confrontare il prezzo al chilogrammo piuttosto che il prezzo totale è il primo passo fondamentale, come raccomandato dalle indicazioni sulle pratiche commerciali trasparenti nella vendita al dettaglio.

Osservare attentamente il contenuto della vaschetta prima dell’acquisto, valutando la quantità di grasso visibile e la regolarità delle fette, può fare la differenza. Preferire confezioni con fette ben visibili permette di giudicare la qualità del taglio e la rifilatura. Considerare l’acquisto al banco gastronomia è un’altra opzione valida, dove è possibile chiedere tagli specifici più magri o meglio rifilati e vedere in tempo reale la fetta prima dell’acquisto. Conservare gli scontrini e, se necessario, pesare il contenuto effettivo una volta a casa, dopo aver rimosso imballaggi e materiali separatori, rappresenta un ulteriore strumento di verifica.

La responsabilità del produttore e i margini di tolleranza

La normativa europea sui prodotti preconfezionati prevede margini di tolleranza sul peso dichiarato per tenere conto delle fisiologiche variazioni di riempimento e di eventuali perdite di peso, ad esempio per evaporazione di acqua. Per quantità nominali comprese tra 50 e 100 grammi, il massimo errore negativo consentito è di 4,5 grammi. Per quantità comprese tra 100 e 200 grammi, il massimo errore negativo è pari al 4,5% del peso nominale.

Questi margini sono stati concepiti per tutelare i produttori rispetto a scostamenti minimi inevitabili, ma il consumatore deve essere consapevole che il contenuto reale del singolo preimballaggio può risultare leggermente inferiore al valore nominale, pur restando entro i limiti di legge. Una confezione da 100 grammi potrebbe quindi contenere legalmente 95,5 grammi di prodotto, e una da 200 grammi potrebbe arrivare a 191 grammi.

Cosa fare in caso di difformità significative

Se dopo aver acquistato una confezione di prosciutto crudo affettato si riscontra una evidente difformità tra il peso netto dichiarato e il contenuto effettivo, al netto di imballaggi interni ed esterni, il consumatore ha il diritto di segnalare l’anomalia. La prima azione consigliata è rivolgersi al punto vendita, presentando la confezione integra o comunque riconoscibile insieme allo scontrino, e chiedendo la verifica o il rimborso.

Nei casi più gravi o reiterati, è possibile segnalare la situazione alle associazioni dei consumatori o agli organi di vigilanza competenti, in particolare l’Ispettorato Centrale della tutela della Qualità e Repressione Frodi dei prodotti agroalimentari e le Camere di Commercio attraverso i loro Uffici Metrici. Questi enti hanno il compito di vigilare sul rispetto delle normative in materia di peso e possono effettuare controlli mirati presso i punti vendita e i produttori.

Documentare fotograficamente il contenuto della confezione e, se possibile, il peso misurato con una bilancia domestica può essere utile per supportare eventuali reclami. La tutela dei diritti dei consumatori passa attraverso queste piccole attenzioni quotidiane che contribuiscono a migliorare la trasparenza del mercato e la correttezza delle pratiche commerciali. Mantenere traccia delle proprie esperienze d’acquisto permette di identificare eventuali produttori o marchi che sistematicamente non rispettano gli standard dichiarati.

Quanto grasso scarti da una vaschetta di prosciutto crudo?
Quasi niente sotto il 10%
Circa un quarto 20-25%
Quasi la metà troppo grasso
Non ci faccio caso
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