La luce azzurrina dello schermo che illumina il volto di tuo figlio fino a tarda notte, le notifiche incessanti durante i pasti, le conversazioni interrotte da un’occhiata rapida al telefono. Se questo scenario ti suona familiare, non sei solo. Quella che stai vivendo non è semplicemente una questione di “troppo tempo al cellulare”, ma una dinamica complessa che coinvolge autonomia, identità digitale e bisogni relazionali che spesso sfuggono alla superficie.
La preoccupazione di un genitore davanti all’uso intensivo dello smartphone da parte di un figlio giovane adulto nasce da un luogo autentico: l’amore e il desiderio di protezione. Tuttavia, quando parliamo di giovani adulti – quindi non più adolescenti – ci troviamo in una zona grigia dove il controllo genitoriale tradizionale lascia spazio a strategie più sofisticate.
Oltre il giudizio: capire prima di agire
Prima di etichettare il comportamento come dipendenza, è fondamentale comprendere cosa rappresenti realmente quello smartphone per tuo figlio. Per i giovani adulti di oggi, i social media e i videogiochi non sono semplici passatempi, ma spazi che contribuiscono alla costruzione dell’identità , al mantenimento dei legami sociali e, in alcuni casi, allo sviluppo di opportunità accademiche e professionali online.
Alcuni utilizzi che potrebbero sembrare eccessivi nascondono in realtà strategie di gestione dell’ansia o dello stress attraverso attività digitali percepite come rilassanti, come il gaming o la visione di contenuti. Oppure la costruzione di reti professionali tramite piattaforme come LinkedIn o network di settore. C’è chi sviluppa competenze digitali sempre più richieste nel mercato del lavoro, come problem solving digitale, collaborazione online e creazione di contenuti. Altri mantengono relazioni significative a distanza o si dedicano alla creazione di contenuti e attività imprenditoriali digitali come streaming, e-commerce o freelancing online.
Questo non significa giustificare un uso problematico, ma partire da una comprensione genuina anziché da un pregiudizio generazionale.
Quando la preoccupazione è legittima: i segnali d’allarme
Esistono però indicatori concreti che suggeriscono quando l’uso dello smartphone sta effettivamente ostacolando il benessere. Le linee guida italiane sulle dipendenze comportamentali indicano di prestare attenzione a diversi aspetti.
I cambiamenti nel ritmo sonno-veglia che persistono per settimane, con addormentamenti molto tardivi e risvegli nel tardo mattino o pomeriggio, accompagnati da irritabilità e stanchezza cronica, rappresentano un primo campanello d’allarme. L’esposizione serale alla luce blu degli schermi inibisce la produzione di melatonina e può alterare il ritmo circadiano, con ripercussioni sul sonno e sull’umore.
Il ritiro dalle attività precedentemente apprezzate, non sostituite da nuovi interessi, ma accompagnate da apatia generalizzata e ridotta motivazione, è un altro segnale importante. Così come le reazioni emotive sproporzionate quando viene chiesto di posare il telefono, con aggressività o ansia marcata, che rientrano tra i possibili sintomi di uso discontrollato.
Infine, la trascuratezza di responsabilità concrete come impegni lavorativi, accademici o economici, con conseguenze tangibili nella vita reale come bocciature, richiami sul lavoro o mancato pagamento di spese, richiede attenzione immediata.
La trappola del confronto diretto
Uno degli errori più comuni è affrontare la situazione con ultimatum o critiche durante i momenti di utilizzo. Frasi come “Stai sempre con quel telefono!” o “Quando ero giovane io…” innescano meccanismi difensivi che rafforzano il comportamento che vorresti modificare. Approcci comunicativi critici e accusatori sono associati a maggior resistenza e minor disponibilità al cambiamento.

I giovani adulti, dal punto di vista neurobiologico, hanno completato solo recentemente lo sviluppo della corteccia prefrontale, regione coinvolta nel controllo degli impulsi e nella pianificazione a lungo termine. La maturazione delle aree prefrontali prosegue fino alla metà dei vent’anni, con un consolidamento che può estendersi fino a circa 25 anni. Ciò significa che la loro capacità di autoregolazione è ancora in fase di consolidamento, e i rimproveri diretti tendono ad attivare risposte emotive anziché riflessive.
Strategie relazionali efficaci: ricostruire il ponte
Crea momenti di connessione analogica senza parlare del problema. Invece di focalizzarti sullo smartphone, investi in attività condivise che non richiedano discussioni sul tema: cucinare insieme una ricetta complessa, guardare una serie che piace a entrambi, fare una passeggiata in un luogo significativo. La qualità della relazione e il tempo condiviso in attività piacevoli sono fattori protettivi rispetto a molti comportamenti a rischio, inclusi quelli legati all’uso di tecnologie.
Utilizza la curiosità autentica come strumento di dialogo. Chiedi a tuo figlio di mostrarti cosa fa realmente online, quali community frequenta, quali giochi lo appassionano. Non con l’intento di giudicare, ma di comprendere. Approcci basati sull’ascolto empatico e sulla curiosità genuina migliorano l’alleanza e riducono la reattività difensiva.
Negozia piccoli rituali familiari tecnologia-free, non come imposizioni ma come esperimenti condivisi. Ad esempio: “Che ne dici se durante la cena entrambi mettiamo i telefoni in un’altra stanza per mezz’ora? Vorrei provarci anch’io”. La definizione congiunta di regole sull’uso dei media in famiglia è raccomandata da diverse società scientifiche pediatriche come strategia efficace e realistica.
L’approccio delle conseguenze naturali
Se tuo figlio è economicamente dipendente da te, puoi collegare alcune forme di supporto alla dimostrazione di responsabilità , senza ricatti emotivi. Ad esempio, se contribuisci alle spese del telefono, è legittimo aspettarsi che vengano rispettati gli impegni familiari concordati. Si tratta di conseguenze naturali e logiche: non punizioni arbitrarie, ma collegamenti chiari tra comportamento e responsabilità , che favoriscono l’assunzione di ruolo adulto. La differenza sta nel comunicare questo come una naturale conseguenza adulta, non come punizione.
Quando serve aiuto esterno
Se noti segni di depressione, isolamento sociale reale o se i conflitti diventano quotidiani e intensi, coinvolgere uno psicoterapeuta specializzato in dipendenze comportamentali può fare la differenza. Non come ultima risorsa, ma come strumento di mediazione che toglie ai genitori il peso di essere contemporaneamente parte in causa e risolutori del problema.
Molte regioni offrono servizi pubblici specifici per le nuove dipendenze presso i SerD, che in diversi territori hanno attivato ambulatori per le dipendenze comportamentali e percorsi dedicati ai giovani adulti, con attenzione alla loro autonomia decisionale.
Il tuo ruolo non è risolvere il problema di tuo figlio, ma rimanere un punto di riferimento affettivo stabile mentre lui trova il proprio equilibrio con la tecnologia. La percezione di un sostegno emotivo stabile da parte dei genitori è associata a migliori esiti di salute mentale e adattamento, anche in presenza di comportamenti problematici. A volte, la preoccupazione più grande non è lo smartphone in sé, ma la sensazione di aver perso la connessione con la persona che hai cresciuto. Ricostruire quella connessione, anche in forme nuove e imperfette, rimane sempre possibile.
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