Tuo figlio adolescente non crede in se stesso: questo errore dei papà peggiora tutto senza che tu te ne accorga

L’adolescenza è una fase della vita in cui l’identità personale si costruisce attraverso un delicato equilibrio tra ricerca di autonomia e bisogno di conferme. Quando un genitore si trova di fronte a figli che manifestano insicurezza cronica e paura del fallimento, la tentazione più immediata è quella di moltiplicare complimenti ed elogi. Eppure questo approccio rischia di ottenere l’effetto opposto: i ragazzi potrebbero percepire queste parole come vuote, rituali, persino false. La vera sfida consiste nel costruire un dialogo che non punti a convincere i figli del loro valore, ma a creare le condizioni perché lo scoprano autonomamente.

Il paradosso della rassicurazione continua

Secondo gli studi di Carol Dweck della Stanford University, un eccesso di lodi generiche può indebolire la resilienza negli adolescenti. Frasi come “sei bravissimo” o “sei il migliore” creano aspettative rigide che alimentano proprio quella paura del fallimento che si vorrebbe combattere. Gli adolescenti insicuri sviluppano quella che gli psicologi chiamano “mentalità fissa”: credono che le capacità siano innate e immutabili, quindi ogni errore diventa la prova di un’inadeguatezza permanente. Le ricerche dimostrano che le lodi sull’intelligenza riducono la persistenza dopo i fallimenti rispetto alle lodi sull’impegno.

Un padre efficace deve invece spostare l’attenzione dal risultato al processo. Quando vostro figlio si svaluta dopo un brutto voto, evitate sia la minimizzazione sia l’incoraggiamento generico. Provate invece con: “Ho notato che hai dedicato molto tempo a quella materia. Cosa pensi sia andato diversamente da come immaginavi?”. Questa domanda trasmette tre messaggi fondamentali: ho visto il tuo impegno, mi interessa il tuo punto di vista, gli ostacoli sono problemi da analizzare e non sentenze sul tuo valore.

L’arte di condividere i propri fallimenti

Gli adolescenti hanno bisogno di modelli realistici, non di genitori-supereroi. Una delle strategie più potenti, e paradossalmente meno utilizzate, consiste nel raccontare i propri fallimenti autentici, non quelli “a lieto fine” dove tutto si risolve magnificamente. Condividere quella volta in cui avete perso un’opportunità di lavoro, quella presentazione andata male, quella volta che avete deluso qualcuno di importante.

L’elemento cruciale non è il racconto in sé, ma come lo presentate: cosa avete provato emotivamente, come avete gestito la vergogna o la frustrazione, quali strategie concrete avete messo in atto, cosa avete imparato non solo sulla situazione ma su voi stessi. Secondo la ricerca sull’auto-compassione di Kristin Neff dell’Università del Texas at Austin, l’auto-compassione è un antidoto più efficace dell’autostima contro ansia e depressione negli adolescenti: insegnare ai figli che l’imperfezione è parte dell’esperienza umana condivisa, non un difetto personale da nascondere.

Creare occasioni di competenza autentica

L’autostima non si costruisce con le parole ma con le esperienze di padronanza. Gli adolescenti insicuri hanno spesso una vita sovrastrutturata: scuola, compiti, attività organizzate dagli adulti. Mancano le occasioni in cui sperimentare competenza reale in contesti a bassa pressione.

Identificate insieme a vostro figlio un’area completamente slegata dalla performance scolastica o sportiva dove può sviluppare una capacità gradualmente: imparare a cucinare un piatto complesso attraverso tentativi progressivi, coltivare un piccolo orto e gestire le variabili che influenzano la crescita, restaurare un oggetto o costruire qualcosa con le mani, insegnare qualcosa a un fratello minore, contribuire concretamente alla gestione familiare con responsabilità reali.

L’elemento distintivo è che queste attività permettono feedback immediato e concreto, non mediato dal giudizio altrui. La pianta cresce o non cresce, il piatto riesce o no, l’oggetto funziona oppure no. Questa concretezza offre agli adolescenti l’esperienza di una competenza verificabile, che alimenta quella che Albert Bandura chiamava “autoefficacia percepita”, un concetto centrale per lo sviluppo della resilienza attraverso esperienze di padronanza.

Il linguaggio che apre invece di chiudere

La comunicazione con adolescenti insicuri richiede una precisione chirurgica. Alcune espressioni apparentemente innocue rinforzano la svalutazione. Invece di dire “Non essere così duro con te stesso”, provate con “Cosa diresti a un amico nella tua situazione?”. Al posto di “Devi avere più fiducia in te”, chiedete “Quali sono le piccole cose che ti fanno sentire capace?”. E quando viene spontaneo “Sei troppo sensibile”, sostituite con “Vedo che questa cosa ti tocca profondamente”.

Queste riformulazioni trasformano prescrizioni in esplorazioni, spostano il focus da ciò che manca a ciò che esiste già in forma embrionale. Non minimizzano le emozioni negative ma le riconoscono come punto di partenza per comprendersi meglio.

Quando il silenzio comunica più delle parole

Un padre presente non è necessariamente un padre che parla sempre. Gli adolescenti insicuri hanno bisogno di spazi non giudicanti dove semplicemente essere, senza dover dimostrare nulla. Creare rituali di presenza silenziosa, come una passeggiata settimanale o un’attività condivisa senza finalità educative esplicite, comunica un messaggio potentissimo: il tuo valore non dipende da ciò che fai o dici, esisti e questo basta.

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La psicoterapeuta Madeline Levine sottolinea come molti adolescenti contemporanei vivano in uno stato di performance continua, sempre valutati e monitorati. Offrire zone franche da questa pressione è un regalo di inestimabile valore. Durante queste occasioni, resistete alla tentazione di “approfittarne” per parlare dei problemi o dare consigli. Semplicemente state insieme, autenticamente.

Sostenere l’autostima dei figli adolescenti richiede di rinunciare al controllo sui tempi e sui modi della loro crescita. Il vostro compito non è riparare la loro insicurezza o proteggerli dal fallimento, ma accompagnarli mentre sviluppano gli strumenti per attraversare le difficoltà. Questo richiede pazienza, umiltà e la capacità di tollerare di vederli soffrire temporaneamente, fiduciosi che quella sofferenza, se attraversata con sostegno e non evitata, diventerà la base di una sicurezza autentica e duratura.

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